Anche se sono passati tanti anni, ricordo ancora perfettamente una delle lezioni condotta da Lino Stanchich, un uomo eccezionale che ci ha raccontato una storia altrettanto eccezionale che voglio condividere con te. Suo padre si è salvato dalla fame dei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale grazie alla masticazione! E quando capitò a Lino di trovarsi prigioniero, si salvò proprio grazie agli insegnamenti di suo padre sul masticare. Tra poco ti racconterò la loro storia.

Masticare è un’abitudine che abbiamo perso. Osservo le persone e noto che masticano soltanto 2-3 volte ogni boccone, quando va bene 5-6 volte. Anch’io un tempo masticavo poco, ma dopo la storia di Lino ho cominciato a seguire i suoi suggerimenti per “imparare a masticare” e ora sono una gran masticatrice!

E tu, quanto mastichi?

Ricordo Lino quando ci “piantonava” a pranzo, osservandoci come un falco, per non farci deglutire prima del tempo: “Non deglutire ancora, mastica!” E ci diceva che masticare 30 volte è il minimo per non ammalarsi, 70 volte è necessario per guarire, 120 volte e oltre serve per raggiungere una super salute….o sopravvivere in casi di emergenza.

Il nostro intestino è stato creato per assorbire il cibo ridotto in poltiglia. Non sa che farsene del cibo intero o a pezzetti, che dovrà eliminare. Ma il percorso per l’eliminazione è lungo e nel frattempo questi pezzetti di cibo fermentano, creando squilibrio, gas e nel caso del cibo animale, tossine.

Masticare è essenziale, non solo per ridurre il cibo in una poltiglia utilizzabile dall’intestino, ma anche per iniziare la digestione dei carboidrati. La nostra saliva contiene un enzima in grado di cominciare la scomposizione dei carboidrati, che verrà terminata nell’intestino.

Masticare a lungo permette di utilizzare meglio il cibo e di mangiare meno.
Permette di trasformarlo in uno strumento di salute e benessere.

Masticare a lungo può fare la differenza tra la salute e la malattia e nel caso di Lino e di suo padre, tra la vita e la morte.

Questa è la sua storia, raccontata nel suo libro “Power Eating Program”:
“Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, mio padre Antonio Stanchich, fu fatto prigioniero in Grecia dai tedeschi e mandato in Germania in un campo di concentramento.
Il lager era collegato ad una fabbrica dove tutti i prigionieri erano obbligati a lavorare molto duramente, d’inverno faceva molto freddo, le baracche erano poco riscaldate, l’abbigliamento inadeguato e il cibo insufficiente.
Mio padre mi disse: “avevo quasi sempre freddo ed ero costantemente affamato”.
Al mattino mio padre riceveva una tazza di caffè di cicoria ed una fetta di pane, a pranzo e a cena gli veniva data una tazza di zuppa in cui c’erano patate e qualche altra verdura oltre a cereali o fagioli e saltuariamente un po’ di carne.
Non passava giorno senza che qualcuno morisse di fame e durante i freddi mesi invernali molti altri morivano di assideramento. La vita nel campo era una costante lotta per la sopravvivenza.
Fu allora che mio padre fece una scoperta che gli avrebbe salvato la vita: quando aveva sete, istintivamente tratteneva l’acqua fredda in bocca e la “masticava” per intiepidirla prima di deglutirla, normalmente masticava l’acqua 10 o 15 volte.
Un giorno che l’acqua era particolarmente fredda, la masticò 50 volte! Oltre a calmare la sete, l’acqua effettivamente sembrava dargli energia. Dapprima pensò che fosse solo la sua fantasia, ma dopo ripetuti esperimenti, mio padre concluse che, in effetti, masticare l’acqua 50 volte o più gli forniva maggiore energia. Era perplesso, come poteva della semplice acqua dargli energia? Quarant’anni più tardi questo mistero venne chiarito.
Mio padre cominciò un esperimento. All’inizio masticava ogni boccone di cibo solo 50 volte, poi provò 75 volte, poi 100, 150, 200, fino a 300 volte per boccone…a volte di più.
Egli mi disse che il numero di masticazioni era 150, dopodiché poteva proseguire quasi all’infinito con un continuo aumento di energia. Spesso c’era poco tempo per masticare, il pasto del mattino durava una mezz’ora; il pranzo un’ora, mentre il tempo della cena durava quanto voleva lui.
La tecnica che mio padre aveva sviluppato era semplice: mettere un cucchiaio di liquido o di cibo solido in bocca e masticare contando ogni masticazione. Egli condivise la sua scoperta con i suoi amici, la maggior parte dei quali gli disse: “via, Toni, tutto ciò è solo nella tua testa!”.
I suoi amici pensavano che 10 o 20 volte fossero sufficienti, ma due di loro si unirono a mio padre nelle sue sedute di masticazione e confrontarono le rispettive esperienze. Tutti conclusero che questa tecnica dava loro più energia, si sentivano meno affamati e persino più caldi.
Dopo due anni di campo di concentramento, nel 1945, i prigionieri vennero liberati dall’esercito Americano. Pochi mesi dopo mio padre tornò a casa da noi a Fiume, che prima della guerra era italiana e dopo risultava in Yugoslavia, era pelle e ossa, ma vivo.
Della sua squadra di 32 che furono catturati e mandati al campo di concentramento, soltanto 3 sopravvissero, mio padre e i suoi due amici che praticarono la masticazione.
L’anno seguente, durante un pic-nic con la famiglia, mio padre mi raccontò la sua esperienza al campo di concentramento; egli attribuiva la sua sopravvivenza totalmente alla masticazione, e concluse la sua storia dicendomi: “se mai ti succedesse di sentirti debole, raffreddato o malato, mastica ogni boccone 150 volte o più”.
A quel tempo avevo 14 anni. Nel 1946 c’era una grande quantità di cibo nella nostra casa ed ero in buona salute, comunque non ho mai dimenticato le sue parole.
Nel 1949 la Yugoslavia si trovava in una situazione politica tumultuosa. Il governo comunista non permetteva ai cittadini italiani di andare in Italia e molti di questi cercarono di raggiungerla dalla Yugoslavia.
Quell’anno, il 10 marzo, tentai la fuga, ma fui catturato alla frontiera e condannato a due anni di lavori forzati.
A 17 anni mi ritrovai anch’io ad essere un prigioniero. Anche se non fu orribile come il campo di concentramento tedesco in cui fu imprigionato mio padre, la mia prigionia fu estremamente dura, la dieta era simile a quella di mio padre: un panino con caffè di cicoria per colazione, una tazza di zuppa in genere con orzo e fagioli a pranzo, la stessa cosa per cena.
Una volta a settimana la zuppa comprendeva un po’ di carne, consideravo buono il pasto quando trovavo almeno 20 fagioli nella zuppa. Anch’io ero sempre affamato.
C’era però una differenza rispetto all’esperienza di mio padre: a me veniva concesso un piccolo pacco da casa, una volta al mese. Siccome i pacchetti spesso non arrivavano, chiesi a mia madre di mandarmi cipolle crude, sale e pane integrale affettato e secco, sentivo che nessuno avrebbe rubato un pacco simile e, in effetti, li ricevetti tutti.
Questo fece la differenza, affettavo la cipolla in lunette, la intingevo nel sale e la masticavo con un pezzo di pane secco, bastava berci sopra uno o due bicchieri d’acqua che mi sentivo sazio. Se masticavo adeguatamente mi sentivo pieno di energia e con una strana sensazione di fiducia e di coraggio, non avevo paura di niente e di nessuno. Masticavo nel modo in cui mio padre mi aveva insegnato, fino a 150 volte e oltre, con un’aggiunta importante: masticavo con gli occhi chiusi. I risultati furono eccellenti.
Evitai con successo di farmi influenzare dall’ambiente deprimente, inoltre chiudendo gli occhi e non guardando all’esterno, interiorizzavo la mia energia, che andando all’interno, mi rafforzava sempre di più.
La mia esperienza nel campo di concentramento mi influenzò profondamente. Dal giovane gioviale e spensierato che ero, io divenni “un duro”. Quando tornai a casa nel 1951, sembravo molto più adulto rispetto ai miei 19 anni e mio fratello commentò: “se ti incontrassi in una strada buia, ti darei il mio portafoglio, senza aspettare che tu me lo chieda”.
Un anno dopo fu concesso alla mia famiglia di andare in Italia e nel 1953 emigrammo negli Stati Uniti d’America. Il cibo era abbondante in America. Insieme a mio fratello gestimmo diversi ristoranti di nostra proprietà. Con la ricca dieta americana non c’era certo il problema della fame ed io cessai il mio regime di masticazione.
Passarono molti anni ed attraversai una serie di cambiamenti fino al 1969, quando cominciai ad accusare gli effetti dannosi derivanti dal mio modo di vivere estremamente stressante. Con sorpresa mi resi improvvisamente conto che stavo scavandomi la fossa con la mia forchetta! La nutrizione e i cibi naturali divennero uno dei mie interessi; provai molte diete, dal crudismo alla dieta di sola frutta, dalla iper-proteica alla lacto-vegetariana, tutte funzionavano temporaneamente.
Poi scoprii la macrobiotica, che studiai ed adottai con entusiasmo, ero ancora una volta deciso a sopravvivere.”

Sono sicura che questa storia ti avrà convinto dell’importanza di masticare a lungo.

Ti invito quindi a cominciare semplicemente ad osservare come mastichi e quanto.

A quel punto puoi provare a masticare qualche volta in più e pian piano vedrai che masticherai sempre più a lungo.

Ecco i 2 segreti di Lino per imparare a masticare:

1) Appoggia la posata mentre mastichi. Se dopo ogni boccone appoggi la posata nel piatto, avrai meno fretta di prendere un nuovo boccone.
2) Conta. Le prime volte è essenziale contare quanto mastichi. Questo ti permette di divenire consapevole e di intervenire ogni volta per masticare un po’ di più della precedente.

Con questi suggerimenti vedrai che nel giro di 1 settimana riuscirai a masticare 30 volte ogni boccone. Provare per credere!

Buona masticazione a tutti!

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108 Comments

  • Pubblicato 26 Settembre 2012 09:11 felicita 0Likes

    Ho avuto la fortuna di incontrare Lino qualche mese fa, mi ha fatto capire l’importanza di masticare a lungo ma non solo, l’importanza di una buona respirazione e dell’esercizio fisico quotidiano oltre naturalmente ad una corretta alimentazione.
    Non è teoria , la sua è la testimonianza di uno stile di vita !
    buona giornata a tutti

    • Pubblicato 26 Settembre 2012 10:15 dealma 0Likes

      Benvenuta Felicita!
      Mi fa piacere che tu abbia conosciuto Lino perchè è un uomo veramente speciale che ha da insegnare molto a tutti noi. Grazie del commento! 🙂

  • Pubblicato 26 Settembre 2012 07:43 Emilio 0Likes

    Il migliore e convincente articolo sulla masticaIone che abbia letto.
    Dealma,sei una “miniera” di preziosi consigli.
    Grazie
    Ciao

  • Pubblicato 5 Settembre 2012 15:42 Paola 0Likes

    Questo racconto mi ha fatto rivivere quello che mio padre mi diceva sempre …. “Bisogna masticare molto – mi diceva – pensa che al lavoro mi chiamavano il masticabrodo” – Amavo ed amo molto mio padre, mi manca tantissimo – Forse se ricomincio a masticare, cosa che non faccio quasi (mea culpa), sarà un modo per sentirmi ancora più vicina a lui, in attesa di rivederlo. grazie

    • Pubblicato 5 Settembre 2012 18:56 dealma 0Likes

      Che bel ricordo. Grazie per averlo condiviso. 🙂

  • Pubblicato 15 Giugno 2012 15:06 maria claudia 0Likes

    Grazie di avermelo ricordato! Sapevo quanto fosse importante masticare ma da tanto tempo ho smesso di farlo. Da oggi si ricomincia!

    • Pubblicato 15 Giugno 2012 15:45 dealma 0Likes

      Mi fa piacere di avertelo ricordato! Buona masticazione allora! 🙂

  • Pubblicato 11 Giugno 2012 15:13 Roberta Cobrizo 0Likes

    Ho avuto anch’io il piacere di conoscere Lino. Che energia e che solarità. Grane insegnamento… anche se non sempre riesco ad applicarlo, ahimè.
    Grazie per avermelo rammentato.

    • Pubblicato 11 Giugno 2012 16:16 dealma 0Likes

      E’ vero, un uomo con un’energia incredibile. Sarà la masticazione? 😉

      • Pubblicato 27 Maggio 2013 16:26 Domenico 0Likes

        Chi mastica lentamente e a lungo arriva agli DEI ….

        • Pubblicato 27 Maggio 2013 17:38 Dealma Franceschetti 0Likes

          Mi piace! 🙂

        • Pubblicato 25 Novembre 2013 14:27 Donatella 0Likes

          Ciao Dealma, stasera a cena lo sperimentero’…..era certo un’informazione (quello di masticare a lungo senza fretta) che gia’ conoscevo. Ora cerchero’ di applicarla seriamente. Grazie ancora

    • Pubblicato 15 Dicembre 2014 10:59 marga 0Likes

      mi ci provo. e ti dirò. grazie!

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